un papà per nemico
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Una papà per nemico (Cosmo de La Fuente)
Un amore si spegne e una coppia si divide.
Dopo la separazione dal marito Damiano, ad Alba vengono affidati i due figli che per ragioni di privacy chiameremo Piero e Melissa.
Damiano, viene colto da sentimenti di vendetta, da subito non rispetta i patti e decide arbitrariamente di non collaborare finanziariamente al mantenimento dei figli e, senza alcun rispetto della loro vita piomba in casa quando vuole esercitando controlli e pressioni su Alba affinché non esca e non abbia contatti con amiche e parenti. Sfrutta al massimo il suo potere discriminatorio dicendo in giro che l’ex moglie è ‘pazza’. Dapprincipio si pensa ad un uomo deluso e disperato che altro non ha se non fare questi giochetti dettati dalla sua amarezza. In realtà Damiano spesso dimostra di essere un uomo violento e immaturo.
Alba comincia una vita costellata da problemi finanziari. Disperata, confusa e preoccupata per quello che i suoi figli stanno vivendo, perde il lavoro, è sul lastrico.
L’ex marito non si occupa dei figli e, successivamente, malgrado sia libero di vederli quando vuole, lo fa molto saltuariamente, sempre di meno. La situazione è critica e Alba, non potendo offrire nessun tipo di agiatezza ai bambini, fa violenza a sé stessa, nel loro interesse. E’ conscia del fatto che il padre dei suoi figli dispone di una bella casa e delle possibilità economiche per provvedere alle necessità dei ragazzi, chiede in via giudiziale la modifica delle condizioni di separazione in modo che i due minori vengano affidati al Comune con collocamento presso il padre. L’ex marito non accetta di buon grado l’invasione in casa da parte dei suoi cuccioli.
Contrariamente a quanto succede nella maggior parte delle coppie che si separano, questi due ex coniugi lottano affinché i figli vengano affidati all’altro. Ma Alba lo fa nella speranza che i suoi figli possano stare meglio e che si possa monitorare la qualità di vita dei due ragazzi.
Il Presidente del Tribunale nel 2003 affida i figli al padre assegnandogli anche la casa coniugale. Non importa a nessuno, che Alba sopravviva con uno stipendio d’indennità di mobilità pari a poco più di 500 Euro.
Damiano, pur vivendo in un’altra abitazione dove può accogliere i figli, chiede l’abbandono immediato della casa da parte di Alba e presto si presenta con l’ufficiale giudiziario per godersi la “cacciata” della sua ex.
La donna comincia a subire quello che vivono la maggior parte dei papà separati, quello che nessuna persona dovrebbe subire in caso di separazione. Non avendo dove andare e non potendosi permettere un albergo, come succede a tanti uomini, dorme in auto per circa una settimana.
Cosa importa alla nostra società di quale sia la fine di questo esercito di disperati, milioni di uomini e alcune centinaia di donne che non sanno dove battere la testa, infragiliti e impotenti di fronte all’amore per i propri figli. Vittime del sistema freddo e implacabile, che non è capace di valutare ogni persona per quello che è ma che si limita ad applicare regole generiche, come se tutti fossimo fatti con uno stampo. Alba a fatica riesce a vedere suo figlio, perché il padre, con mille scuse, non glielo permette, tipico atteggiamento vendicatorio di alcuni coniugi affidatari.
I bambini non reggono bene il clima di lotta che si è venuto a creare tra i genitori. Sono le vittime innocenti, come al solito, nei loro occhi si legge la tristezza e l’incertezza del futuro. Per Piero la scuola diventa troppo difficoltosa e sempre più spesso il suo vocabolario si arricchisce di parolacce. Ce l’ha col mondo e quel linguaggio si trasforma nella sua protesta contro tutti. Melissa dorme poco e di notte piange, ha notato che suo padre ce l’ha con lei, si dimostra freddo e distante. Damiano, d’altro canto, è nervoso, vive tutto questo come una punizione e si comporta in maniera aggressiva con Melissa. Arriva a picchiarla e a riempirla di calci dopo averla insultata. Non accetta che lei possa avere un suo pensiero e, ancor meno, che non provi odio per la propria madre. Un tentativo di plagio che nessuno nota. Alba non ne può più , si preoccupa seriamente per i figli, e, dopo l’ennesima violenza perpetuata sulla ragazza, presenta una denuncia. Alla fine il padre caccia di casa Melissa. Da quel momento Damiano non cercherà più la propria figlia, nemmeno per chiarire le incomprensioni o per tentare di ricucire il loro rapporto.
Quante volte abbiamo sentito queste cose? In questo caso è la mamma a vivere una storia senza senso. Chi decide che i propri figli debbano soffrire così non è un genitore che possa fregiarsi di essere chiamato ‘papà’ o ‘mamma’.
La mamma, disperata per le condizioni psicologiche in cui versano i figli, con l’aiuto di un avvocato chiede con urgenza un’istanza al Giudice, supplicando di riavere l’affidamento dei suoi figli. Valutando il comportamento dell’uomo e, venuto meno lo scopo dell’affidamento al padre, cioè quello di migliorare la qualità di vita dei minori, il Giudice, giustamente, riaffida i figli al Comune collocandoli presso la madre, demandando il monitoraggio della situazione ad un consulente esterno.
La consulente opera in maniera strana, esige le risposte che piacciono a lei e, come spesso accade, assume un atteggiamento duro e molto astioso nei confronti del genitore controllato. La CTU, malgrado Melissa abbia più volte espresso il proprio disagio nel vivere col padre, ritiene che lei debba stare con lui. “Prontuario” alla mano liquida la questione ritenendo che tale comportamento sia soltanto un sistema educativo scelto dal genitore. Ma non si è detto in molte occasioni che è estremamente dannoso esercitare una violenza fisica e psicologica per educare? Insomma, nei metodi educativi è previsto anche quello d’insultare e prendere a calci i figli per poi metterli alla porta?
Morale della favola: Piero, nove anni, viene affidato al padre e a Melissa, sedici anni, che non ascolta ragioni, viene concesso di stabilirsi provvisoriamente dalla madre a condizione che la stessa aiuti la figlia ad accettare il rapporto con il padre.
Il piccolo matura un atteggiamento sempre più aggressivo, sembra più grande della sua età, soffre d’insonnia e la “bestemmia” diventa il suo linguaggio, numerosi tic s’impadroniscono del suo volto di bambino, perdendo l’allegria e la spensieratezza tipiche della sua età.
La ragazza disperata scrive al Giudice chiedendo di non essere più affidata al padre . Malgrado ciò viene modificata nuovamente l’ordinanza e dispone che la ragazza torni a vivere dal padre. Motivazione di tale ordinanza: - La mamma non si è adoperata per costruire un rapporto padre-figlia e la ragazza parla così perché plagiata dalla madre.
Ora, appurato che tutto corrisponda a verità, e non ho motivo di credere il contrario, stabilito che il padre abbia effettivamente le possibilità economiche per provvedere ai figli , consci del fatto che anche se la storia non fosse reale, in ogni caso potrebbero esistere migliaia di vicende simili a questa, , cosa si fa? : -Niente! - E le stelle stanno a guardare.
Non importa a nessuno cosa provino questi ragazzini, nemmeno si tiene conto che un uomo sia stato condannato in sede penale per lesioni fisiche nei confronti della moglie dimostrando la sua indole violenta.
Quest’individuo compie atti tipici dettati dalla rabbia, come alcune donne assetate di vendetta post divorzio. Arriva a prendere a calci l’auto della ex coniuge con i figli a bordo. Se vogliamo essere coerenti è giusto che si parli anche del comportamento di un uomo di questo tipo, proprio perché facendo questo isoleremo la parte ‘cattiva’ del meraviglioso universo paterno. Vogliamo che il mondo sappia che il padre è un’importante figura nella crescita dei figli e proprio come additiamo quelle mamme sconsiderate dobbiamo anche farlo per quei padri indegni. Tutto questo dimostra ancora una volta che il Sistema è fragile, che le istituzioni possono anche sbagliare e che raramente vengono prese in considerazione le necessità vere dei minori: amore e sicurezza. Voglio dire, provato che i figli non sono stati plagiati, bisognerebbe ascoltarli.
Ancora una volta ci sono errori di valutazione e leggerezze imperdonabili. Non si può costringere un figlio a stare con un padre accusato di maltrattamenti “accertati”.
Padri e madri uniti nell’interesse dei bambini. Penso che non debba accettare che a pagarne le conseguenze siano i minori. Nessun padre e nessuna madre deve assistere alla violenza, anche se solo psicologica, sui propri figli. Nessun uomo e nessuna donna deve arrivare a dormire in strada perché non importa a nessuno se quel genitore ha i mezzi di sostentamento e le possibilità di vivere decorosamente.
Ma chi siamo, dove viviamo? Quante Alba ci sono? Aiutiamo tutti questi ragazzi, perché un giorno possano dire: - ci sono padri e padri-; ci sono madri e madri -affinché non cadano anche loro nel luogo comune che vede il padre come la figura meno sensibile della famiglia.
Questo tipo di padri sono i veri nemici delle nostre associazioni pro padri separati, sono loro, con il loro atteggiamento, a contribuire a gettare fango sulla figura del “papà”.
Tuteliamo il padre quando è degno, ma isoliamolo, come il virus dell’influenza, quando dimostra di non essere tale. Perché noi amiamo i nostri figli, proprio come li amano le madri! Noi padri abbiamo il dovere di dissociarci da quanti, con il loro comportamento, dimostrano di essere padri a cui non importa nulla del diritto alla bigenitorialità dei minori, esattamente alcune donne fanno.
Alba ha lo stesso diritto del padre di stare con i suoi figli e di vederli crescere.
Scritto da Cosmo de La Fuente
I nomi dei protagonisti sono di fantasia. Per interagire può scrivere alla email di Cosmo de La Fuente
cosmo@cosmodelafuente.com
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